Suggestioni di un paesaggio da ricordare
Con questa nuova veste editoriale, diamo vita ad una rubrica dedicata all’Arte Contemporanea. Sarà lo spazio adeguato a conoscere artisti appartenenti all’area salentina (nella sua accezione più estesa) e caratterizzati da una prossimità – esplicita o meno – alla spiritualità francescana, o quantomeno ad una dimensione di ricerca spirituale legata ad un profondo messaggio di amore e cura per tutti gli esseri viventi.
Perché proprio l’Arte Contemporanea? Perché essa nasce per svelarci il nostro vissuto presente. Come in ogni tempo, l’arte vuole suscitare pensiero critico, stimolare contraddizioni e persino indignazione. Quella Contemporanea è arte che spesso suscita domande e non sempre si rivela immediatamente chiara agli occhi di chi l’osserva, ma fornisce spunti di riflessioni e possibili chiavi di lettura per decodificare il presente che ciascuno vive.
La prima autrice di cui abbiamo scelto di occuparci è Anna Rosa Rosati, pittrice nata a Rodi, classe 1931, che vive la sua infanzia nel Dodecaneso, per poi arrivare a Taranto, dove nel 1943 si stabilisce con la sua famiglia. Il suo talento si manifesta fin dall’infanzia: infatti già presso la scuola dell’Immacolata Concezione di Ivrea, a Rodi, manifesta una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura. Prosegue la sua formazione presso la scuola pittorica del prof. Ciro Francesco D’Amicis (Grottaglie 1889 – Taranto 1965) e di suo figlio Mario (Taranto 1920 – 1968), artisti dai quali si costituisce il primo nucleo della cosiddetta “Scuola pittorica grottagliese”.
Nella sua poliedrica formazione, Anna Rosa si dedica ad approfondire studi di anatomia, disegno geometrico e ornato, e soprattutto approfondisce le diverse tecniche pittoriche. Nel 1951 tiene la sua prima mostra personale, richiamando l’attenzione della critica. Le tecniche usate per le sue opere spaziano dall’olio al pastello, dall’acquerello alla sanguigna.
Si afferma sempre di più a partire dagli anni Settanta, legandosi alla FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) e all’Associazione Nazionale Acquerellisti Italiani. Dal 1983 al 1992 partecipa a diverse edizioni della mostra nazionale “100 acquerellisti a Roma”, dove viene considerata tra i migliori acquerellisti italiani.
I soggetti delle sue opere variano dai paesaggi rurali e marini agli scorci urbani; interni di chiese dalla soffusa atmosfera di intima spiritualità; nature morte e ritratti. Una particolare menzione va fatta alla produzione delle “maschere”, dove la pittrice indaga la multiformità della natura umana che, come ci ricorda Pirandello, non può essere incasellata in un unico personaggio, ma va considerata nelle sue innumerevoli sfaccettature.
La sua lunga carriera, dipanatasi in circa cinquant’anni, si chiude con un’ultima mostra personale nel 2000. Anna Rosa Rosati si spegne a Taranto il 9 settembre del 2018, non senza aver dimostrato che la produzione artistica è frutto di un intenso e faticoso lavoro quotidiano, oltre che di un continuo processo tecnico e spirituale. Dipingere è per Anna Rosa una sorta di sacralità rituale, che si è rivelata il punto focale della sua vita.
Nell’ottobre del 2023 il primo evento di ConTatto con l’arte della Pinacoteca Museo Sant’Egidio, ha reso possibile ammirare l’opera della pittrice tarantina, partendo dall’analisi di una sua tavola ad olio, “Pascolo in controluce”, simile poi all’altra, “Gregge al Pascolo”, donata dai discendenti dell’artista ed oggi conservata presso la collezione della Pinacoteca, e che ritrae la campagna tarantina in una giornata dal cielo terso, che con le sue sfumature e cangianti tonalità rappresenta quasi uno specchio dell’animo di chi osserva. La scena agreste si sviluppa tra campi fioriti ed ulivi ombrosi, dove un gregge pascola placidamente. Sullo sfondo s’intravede il Mar Piccolo, in una bucolica visione ancora incontaminata da tracce umane.
Il suo tratto pittorico mostra una grande padronanza tecnica e i colori spaziano, vivaci e tenui, in molteplici sfumature. Tutto è perfettamente orchestrato, un’armonia che esalta la pace e la tranquillità di un tempo melanconicamente ormai trascorso, eppure allo stesso tempo vicino ed afferrabile. Alcuni tratti del secondo seno del Mar Piccolo offrono ancora scorci suggestivi e poco antropizzati.
Secondo la sensibilità spirituale francescana, l’immagine suggerisce una celebrazione gioiosa e mite della bellezza del Creato. Proprio il cielo era uno degli elementi più “contemplati” da Anna Rosa, che lo amava e lo osservava col suo occhio d’artista, ma con sguardo quasi ascetico; era infatti solita ripetere una massima di Pitagora: “Siamo fatti per guardare il cielo”.




