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da | 2 Gen 2026

CASA DELLA PACE, UN SOGNO POSSIBILE.

Pubblicato il messaggio del papa per la giornata mondiale della pace.

La pace è possibile. Non è utopia. Non è mai lontana. Ed i cristiani sono chiamati ad esserne testimoni concreti, trasformati dalla pace del Risorto. È il cuore del messaggio di papa Leone XIV in occasione della 59a giornata mondiale della pace. «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”», scrive infatti il papa prima di riferirsi ad Agostino, che invitava – e invita ancora oggi – i cristiani all’amicizia con la pace; ed anche all’esperienza di Francesco d’Assisi, che, continua riprendendo l’enciclica Fratelli tutti, «si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti». 

La pace, allora, non è un ideale lontano. «Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata». Papa Leone invita evidentemente a fare memoria delle persone che nella nostra vita hanno testimoniato la pace, ci hanno donato la pace, ce ne hanno parlato concretamente nella semplicità del quotidiano. Un invito a ricordare chi ci ha mostrato un nuovo modo di stare nella vita e a contemplare la fermezza con cui Gesù ha indicato a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cfr. Gv 18,11), deciso a percorrere la strada della mitezza. «La pace di Gesù risorto è disarmata – scrive ancora –, perché disarmata fu la sua lotta entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni».

Questa, allora, la missione dei cristiani: essere testimoni concreti della pace del Risorto per contrastare altrettanto concretamente l’idea che la pace non sia realmente possibile. E tutto questo promuovendo la cura di spazi caratterizzati da partecipazione non violenta e lavorando affinché «“ogni comunità diventi una casa della pace, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono”», come Leone XIV già indicava, nel giugno scorso, ai vescovi italiani.

Nel testo diffuso qualche giorno fa, poi, anche il riferimento all’aumento delle spese militari nel 2024 e al delinearsi di «un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane». E, infine, la denuncia di alcune “forme di blasfemia”, quali la tendenza a «trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata», da contrastare, come si diceva, con la testimonianza attiva, la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso, l’incontro tra tradizioni e culture diverse.

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