Resilienza, natura, percorso: sono queste alcune delle sfumature di “bellezza” raccontate da giovani e giovanissimi a “Beauty hits different”, il talk proposto e curato dall’Hub Francescano del servizio di Pastorale giovanile e vocazionale dei Frati minori di Lecce. L’evento, vissuto nella serata di sabato 21 febbraio nelle Officine Mercato Comunale di Castellaneta, ha visto il patrocinio del Comune di Castellaneta e della Pastorale giovanile di Castellaneta.
In un clima fraterno e conviviale, tanti giovani e giovanissimi – provenienti da Lecce, Brindisi, Castellaneta, Crispiano, Massafra, Martina Franca, Palagiano, Mottola ed altri paesi vicini – si sono immersi nell’ascolto e nel dialogo, acceso dalle storie personali di quattro ospiti invitati a condividere la propria esperienza di “bellezza”: Graziella Ienuso, psicologa; Riccardo Petrosino, content creator digitale; Giorgia Carriero, studentessa di Biologia e capo scout; Giuseppe Lillo, blogger ed apulian photographer.
Una volta spente luci e musica, a loro abbiamo chiesto impressioni, sensazioni, che tipo di esperienza, insomma, è stata per loro “Beauty hits different”. Ed ecco le loro riflessioni.
Graziella Ienuso
Nel nostro incontro sulla bellezza è emerso un cambiamento silenzioso ma profondo: dallo specchio all’algoritmo. Un tempo la bellezza si costruiva nello sguardo su di sé e nel riconoscimento dell’altro; oggi rischia di essere delegata a sistemi che misurano, selezionano e classificano immagini e corpi. Dal punto di vista psicologico, questo passaggio interroga l’identità: non più “chi sono”, ma “come appaio”. La bellezza diventa confronto, prestazione, attesa di approvazione. Nel dialogo con i tanti partecipanti e nell’abbraccio della spiritualità francescana si è aperto uno spazio di riflessione prezioso: recuperare una bellezza che nasce dall’interiorità, dalla relazione e dalla semplicità, sottraendola alla logica del giudizio e della competizione. Forse oggi siamo chiamati a educare lo sguardo a una bellezza meno filtrata e più umana, capace di restituire dignità al volto reale e profondità all’esperienza di sé.
Giuseppe Lillo
Parlare ai giovani, non mi è mai semplice, si toccano mille corde emotive, per lo più, se si parla di bellezza. Hanno quell’età in cui è facile che mentre ci si scruta allo specchio, non ci si riconosce, perché di sé, ci si crea spesso un’idealizzazione. Il corpo cambia, quello che prima si dava per scontato, in questa età non lo è più. I social ti dicono come devi essere. E tu, magari, non lo sei. Mettono in discussione tutto. Anche la bellezza. Soprattutto la bellezza. In questo incontro, li ho guardati negli occhi mentre ascoltavano noi testimoni di nuove visioni di bellezza. Come se fossimo uno specchio diverso da quello di casa. Uno specchio che non giudica, che non chiede di essere perfetti. E poi si scopre che la bellezza non sta nel fisico. Ma nella storia unica e personale che forma la propria identità, il percorso originale e autentico di chi siamo e quello che costruiamo. In questa serata gli specchi funzionavano in due direzioni: Loro hanno cercato risposte in noi ed io le ho cercate in loro. E qualcuna l’ho trovata. Ce ne vorrebbero altri, di incontri così.
Giorgia Carriero
Sabato è stata, per me, un’esperienza preziosa, capace di invitare, me e gli altri, a rallentare e ad accordarci ai tempi biologici della natura, riscoprendo una bellezza che non nasce dalla perfezione o dalla velocità, ma dall’equilibrio e dalla complessità degli ecosistemi. Attraverso il racconto della biodiversità, che per me è bellezza, e del territorio che amo, ho cercato di condividere come ogni specie, anche la più piccola, contribuisca alla resilienza e alla resistenza degli ambienti naturali, rendendoli capaci di adattarsi, trasformarsi e continuare a vivere nel tempo. Una bellezza silenziosa, fatta di relazioni invisibili e di processi lenti che spesso impariamo a riconoscere solo quando ci fermiamo davvero a osservare. Da giovane capo scout sento profondamente quanto sia fondamentale parlare ai giovani e alle giovani di tutto questo: non solo trasmettere conoscenze, ma offrire esperienze e strumenti per sviluppare uno sguardo attento e responsabile verso il mondo che abitano. Per questo ho suggerito la lettura de “L’uomo che piantava gli alberi”, una storia che racconta il valore della lentezza, della perseveranza e dei piccoli gesti quotidiani capaci di generare cambiamenti duraturi, proprio come accade negli ecosistemi. Credo che educare alla natura significhi accompagnare i ragazzi a riconoscere la bellezza nei processi, nei tempi lunghi e nella cura del territorio, aiutandoli a sentirsi parte viva dell’equilibrio di cui tutti siamo custodi.
Riccardo Petrosino
Sabato abbiamo parlato di bellezza. Non quella estetica, non quella filtrata, non quella che scorre veloce tra le storie. Abbiamo parlato della bellezza che resta. Insieme ai frati, davanti a ragazzi dai 15 ai 35 anni, si è creato qualcosa di raro: uno spazio vero. Un tempo lento. Uno scambio autentico. In un mondo che corre, fermarsi a chiedersi cosa sia davvero la bellezza è quasi un atto rivoluzionario. Vedere così tanti giovani mettersi in gioco, fare domande profonde, condividere dubbi e speranze, mi ha ricordato che c’è una generazione che non cerca solo risposte facili, ma senso. E forse la cosa più bella di sabato è stata proprio questa: capire che la bellezza non è qualcosa da guardare, ma qualcosa da vivere.
A tirare le fila del talk, infine, la riflessione di fr Gabriele Graniello.
Allora, «cosa resta della Bellezza?». Resta semplicemente la domanda, aperta in uno spazio condiviso, senza la pretesa di una vera e propria risposta. Restano le storie di ognuno di noi. Ognuno, con i propri cammini, le proprie parole, il proprio corpo, la propria complessità. Abbiamo parlato di sport e di resilienza, di istantanee che raccontano storie e che si intrecciano con altre storie, di una natura complessa che ci interpella alla cura, abbiamo visto come questa bellezza si rivela in noi e si manifesta attraverso la sua unicità che emerge se gli concediamo lo spazio per farlo. Abbiamo visto, anche, che non siamo isolati, che ciò che siamo si rivela anche nello spazio che si crea con gli altri e che viverlo significa educarci all’ascolto attivo, allo sguardo paziente, al fare gentile. Resta, quindi, che la Bellezza non è un prodotto o un canone da rispettare ma un processo, un cammino coraggioso da compiere e da rivelare al mondo, un divenire virtuoso che non si arresta negli altri, anzi, si amplifica con gli altri e crea un nuovo spazio, nuovi hub. Resta un segno differente che fa la differenza, che cambia noi e lo spazio che abitiamo. Beauty hits different!




