Una Parola per fiorire

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da | 25 Apr 2026

Chiamati per nome ad una vita piena

IV Domenica di Pasqua – 26 aprile 2026

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.  Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

In questa IV domenica di Pasqua, la scena biblica ci invita a compiere un gioco di immaginazione per accogliere la Parola senza riserve, senza pregiudizi. Le pecore, erroneamente, sono considerate generalmente come animali gregari, privi di coraggio o di iniziativa, ma qui in questo Vangelo, Gesù le usa come metafora relazionale. Esse vengono presentate come animali capaci di relazione con il loro Pastore, diffidando degli estranei, cioè di chi non conoscono.

La similitudine è un invito a saper riconoscere la differenza tra il pastore e il ladro. Oggi le pecore diventano un esempio per affinare la capacità di saper riconoscere la voce del pastore, una capacità fondata su una relazione personale intima e profonda e sulla fiducia in Lui, specialmente nelle situazioni di incertezza.

Non tutte le voci sono da seguire, non tutte le voci dicono la verità su di te; non tutte le voci pronunciano il tuo nome allo stesso modo. Quale voce segui oggi? Riconosci che esiste una voce, la voce, che fa vibrare il tuo cuore?

Le pecore riconoscono, si girano e seguono solo la voce del loro pastore. Tu chi segui: i ladri che si appropriano indebitamente della tua vita? O segui la voce del Pastore che ti apre la porta della vita piena, cioè quella che corrisponde ai tuoi sogni e desideri? Come è possibile questo? Come si fa in un mondo in cui si tende a catturare la nostra attenzione attraverso stimoli sensoriali accattivanti e immediati?

Con la conoscenza e l’ascolto. Una conoscenza attenta e consapevole. Conoscere vuol dire avere intimità con l’altro, vivere una relazione di reciprocità e di profondità. Conoscersi è volersi bene. Hai questo tipo di conoscenza con Dio? Ecco il motivo per cui la conoscenza dell’altro è alla base dell’ascolto: si dà ascolto a chi si conosce, a chi si ama e si sa che ci ama. Gesù è la Porta da cui entrare e uscire, per trovare pascolo, cioè ciò che è meglio per te, e così scoprire in chi risiede la tua libertà, cantando come san Francesco d’Assisi: “Tu sei la nostra ricchezza a sufficienza!” [cit. Lodi di Dio Altissimo].

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