Una Parola per fiorire

da | 16 Ott 2026

A Dio ciò che è di Dio

XXIX domenica del tempo ordinario (A) – 18 ottobre 2026

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Oggi ci immergiamo in questa pagina di Vangelo. Fin dalle prime righe si comprende che continua la disputa contro Gesù e la sua autorità, nel tentativo di farlo cadere, di coglierlo in fallo. Le parole dei farisei e degli erodiani mascherano un doppio fine: usano termini adulanti che nascondono un tranello per Gesù. Va fatta una precisazione: i farisei e gli erodiani, pur avendo idee contrapposte verso l’Impero romano – i primi si opponevano ad esso, mentre i secondi vi erano sottomessi -, si uniscono per mettere alla prova Gesù. Avevano un obiettivo in comune: togliere di mezzo Gesù, considerato da entrambe le parti un nemico! Gesù non cade nel tranello e mette in chiaro l’ipocrisia del loro agire, mostrando che la sua logica è quella di Dio. Come solo Lui sa fare, disarma un pensiero malato e ribalta la situazione con intelligenza e autorevolezza.

Attraverso questo episodio, cosa dice Dio alla tua vita? Cosa c’entri tu con questa Parola? È una Parola che pone l’attenzione su quanto sia importante discernere. Fare discernimento è l’arte di intendersi con Dio e di scegliere, in ogni avvenimento della vita, da che parte stare. Gesù nel Vangelo non si contrappone al potere romano, anzi fa compiere un passaggio: saper scegliere ciò che appartiene all’uomo che va ridato all’uomo, mentre ciò che è di Dio va ridato a Dio. Pagare il tributo a Cesare, l’imperatore, è un atto amministrativo e pratico che non compromette la relazione con Dio; dare a Dio ciò che Gli appartiene significa, invece, dargli tutto se stessi, perché Lui è il Datore della vita! Questa è l’essenza delle parole di Gesù: sapere di chi si è per restituirgli tutto e vivere nel rispetto delle regole legislative, dando loro il corretto posto.

Cosa dice alla tua vita questa provocazione di Gesù? Avverti l’appartenenza a Dio che ti rende libero, libera, appassionato o appassionata della realtà in cui vivi? Crescere nell’appartenenza a Dio e nella consapevolezza che tutto a Lui va restituito fa sì che si possa vivere da persone impegnate nella nostra società, rendendola un luogo di prosperità per tutti e per ciascuno.

(Foto di Nadine e Ypyaa su Unsplash)

«Amerai»

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