Una Parola per fiorire

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Custodi di un dono da restituire

XXVII domenica del tempo ordinario (A) – solennità del serafico padre san Francesco d’Assisi – 4 ottobre 2026

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Nel Vangelo di questa domenica del Tempo Ordinario, Gesù ancora una volta si rivolge agli anziani del popolo e ai capi dei sacerdoti, utilizzando una parabola. Racconta di coloro che hanno usurpato la Sua vigna e senza riuscire a portare frutto. Nella Bibbia, la vigna è usata come la metafora del popolo di Israele: il popolo amato, eletto, custodito da Dio. Come un agricoltore che si prende cura della vigna, così Dio da sempre, si prende cura del Suo popolo: “piantò una vigna…la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre…”.

Gesù, senza mezzi termini, vuol far arrivare un messaggio: a coloro a cui Dio affida il Suo bene più grande, cioè «la vigna», non rimarrà nulla. Perché? I vignaioli non solo se ne impossessano, ma non se ne curano neppure. Il Dono non viene più riconosciuto come tale, lasciando posto ad un senso di egoismo e onnipotenza; l’uomo, “il vignaiolo”, si sente invincibile, al di sopra di tutti, al di sopra del Suo Dio. Non ci sono frutti! Il frutto è la relazione con Dio: l’amore che costa, ma che è generativo.

I vignaioli della parabola sono passati da eletti, a cui è affidato un bene incommensurabile, a uccisori e malvagi. Il sogno di Dio sulla sua vigna, sul suo popolo, è infranto; la missione a coltivare e custodire è diventata irriconoscenza spietata. La parabola segnala una responsabilità degli affittuari fallita, scandita dal tempo, messa alla prova dal tempo che passa, alla prova della durata: «Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti…». Il tempo rivela i nostri desideri, il nostro cuore. Il tempo mette a nudo i nostri cuori, smaschera ciò che potrebbe rimanere nascosto… «Avranno rispetto per mio figlio»: in questa espressione si coglie un elemento che può sconcertare. Nonostante il comportamento sconsiderato dei vignaioli, il Padrone della vigna mantiene la Sua fiducia verso di loro. Purtroppo però, la loro sconsideratezza è confermata: arrivano infatti ad uccidere il figlio – riferimento alla Passione e morte di Gesù. Emerge un atteggiamento abissale tra il pensiero del Padrone della vigna e quello dei vignaioli. Il loro pensiero è meschino e servile: «Uccidiamolo e avremo noi la sua eredità».

In quale di questi personaggi ti riconosci? Nei vignaioli che non si interessano più dell’opera iniziata dall’uomo, Padrone della vigna? Nella vigna oggetto della cura e dell’amore?

Il messaggio profondo per te oggi è: fai attenzione a come agisci e a come tratti ciò che Dio dona alla tua storia, affinché tu lo coltivi e lo custodisca. Gesù vuole svegliare e scuotere i cuori paralizzati, scardinando una mentalità servile, pigra, approfittatrice, egoista. E ricorda che ciò di cui non ti prendi cura, rimane sterile. La bramosia di trattenere abbruttisce: la bellezza ti passa davanti e va via! Questo è il tempo di restituire; in che modo? Spetta a te deciderlo!

(Foto di Andrea Cairone su Unsplash)

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