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da | 1 Set 2026

Custodire il cuore per amare il creato

Settembre. Per la Chiesa è il “tempo del creato”. Inizia proprio oggi, con l’XI giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, per concludersi il 4 ottobre, solennità del serafico padre Francesco. Sono significativi sia il titolo scelto per la giornata, e cioè “forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4), sia il messaggio scritto da papa Leone per la circostanza: ancora una volta il pontefice chiama tutti alla costruzione della civiltà dell’amore, a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra, tutto il creato.

Nel corso di un’analisi dell’attuale momento storico, caratterizzato da crisi e distruzione sociale ed ecologica, e nel tratteggiare gli strumenti per un possibile duraturo cambiamento, papa Leone invita ciascuno a guardare al proprio cuore, lì dove convergono “ragione, desiderio, volontà e coscienza”. “Quando il cuore è traviato – scrive il papa –, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine”. Ritornare al Signore, quindi, è la strada, indicata dal pontefice, per impedire al caos di esondare, quindi per trovare guarigione.

Prendersi cura del proprio cuore con il Signore, allora. La Scrittura lo ricorda – e il messaggio per l’attuale giornata mondiale di preghiera per la cura del creato lo riprende: “custodisci il tuo cuore, perché da esso sgorga la vita” (Pr 4,23). A tal proposito, ritorna alla mente l’esperienza di Francesco e Chiara d’Assisi: in ogni istante – ricorro qui al consiglio e alle parole che Chiara consegnava ad Agnese di Boemia – si ponevano davanti allo “specchio dell’eternità” (FF 2888), Gesù Cristo, per lasciarsi amare da Dio ed imparare dal Maestro stesso ad amare sé stessi, gli altri e il creato.

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