Commento al vangelo di Mt 5,3-12
Solennità di Tutti i Santi – 1 novembre 2026
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Domenica di festa, di cuore schioppettante di gioia. Il Paradiso è in festa così come la terra, ricordando tutti i Santi, tutti coloro cioè, che partecipano della gloria di Dio; tutti coloro che in terra prima e ora in cielo hanno partecipato della vita di Dio in Cristo attraverso un cammino di conformazione e di trasformazione, da dentro a fuori, divenendo pienamente umani, lasciandosi trasformare dall’Oggetto del loro amore: Cristo Gesù. Questa è la santità! I Santi che in questa domenica festeggiamo ci spingono a questa relazione trasformante. Se ti chiedo: cos’è per te la santità? Qual è la tua prima risposta? La santità ha a che fare con la tua vita? È un dono di Grazia che può riguardarti?
Nel vangelo Gesù fa il così detto “discorso della montagna” facendo un identikit del cristiano; di chi è beato/a, cioè di chi è felice. In ebraico essere beato vuol dire essere protagonista della propria storia seguendo una via dritta.Vivere beatamente è avanzare. Si comprende a questo punto che la Beatitudine, per noi battezzati, è una condizione molto più profonda. La Beatitudine è la via della speranza, della fiducia, del credere che Dio c’è e basta, e vuole fare con noi, con te, la storia.
In questa pericope Gesù parla di sette Beatitudini più una finale che le racchiude tutte: “i poveri di spirito”, “chi è nel pianto”, “i miti”, “chi ha fame e sete della giustizia”, “i misericordiosi”, “i puri di cuore”, “gli operatori di pace”, “i perseguitati”, “coloro che vengono insultati e perseguitati per causa sua”. Ogni beatitudine ha un risvolto positivo. Leggiamo quindi, 8 beatitudini. Otto, simbolicamente è il numero del Compimento, indica il tempo nuovo, l’ottavo giorno infatti ricorda il giorno della Resurrezione di Cristo Gesù.
Le beatitudini lette sono un invito a come vivere ciò che accade; a come fare per non soccombere ed essere beati; a credere che c’è un altro modo di vivere che è quello dei battezzati che fiduciosamente si abbandonano nelle mani di Dio. Ogni beatitudine porta con sé una conseguenza! Quale di queste beatitudini fa vibrare il tuo cuore? In quale di queste ti trovi oggi? Ogni beatitudine porta in sé una Promessa! È una Promessa che si attua oggi! Come? Vivendo nella disponibilità a lasciare che essa si incarni nella tua quotidianità.
La povertà di spirito è invito ad avere un cuore libero dal possesso e non è una questione solo materiale; è sapere che tu non basti a te stesso ma c’è Chi provvede a te. È necessario riconoscersi bisognosi e fiduciosi rimanendo a mani aperte per non trattenere né possedere.
Essere nel pianto non è l’invito a ricercare la sofferenza o a rimanere nel dolore, ma è l’invito a dare un nome al proprio dolore e a consegnarlo, abitarlo con qualcuno imparando ad essere attenti e non indifferenti al dolore altrui, per poter riconoscere così la consolazione di Dio.
La mitezza non è debolezza, non è insignificanza, ma è avere il cuore nel Cuore di Dio, è agire con ferma dolcezza scegliendo azioni di bene, azioni per il bene.
Avere fame e sete di giustizia è saper discernere come farebbe Gesù oggi.
Essere misericordiosi è avere il cuore vicino ai miseri; è avere un cuore capace di riconoscere le proprie miserie e quelle altrui così da accogliersi, comprendersi vicendevolmente.
I puri di cuore sono coloro che sanno che la storia è in mano a Dio e lasciano che Dio sia Dio.
Essere operatore di pace vuol dire costruire ponti quando vorresti creare muri. Che non vuol dire essere semplicemente pacifisti, ma significa far prevalere il bene comune sul bene personale.
Arriviamo alla Beatitudine che sigilla le prime sette, quella cioè, di chi è perseguitato ed insultato. Non si può seguire Cristo e non essere parola scomoda in un mondo che ragiona secondo logiche individualistiche il cui primato è l’io.
Essere santi vuol dire essere separati per servire Dio. Essere beato vuol dire camminare per una strada che taglia fuori dalla logica del mondo. La via delle beatitudini è per chi ha il cuore nel Cuore di Dio; non è per gli sprovveduti; è per chi vuol fare sul serio con Dio guardando a chi ci ha provato e si è lasciato Amare in tutto! Qual è la Beatitudine che vivi oggi? Ricordati che non sei solo/a, c’è una schiera di fratelli e sorelle che pregano per te.
Auguri di Santità!
(Foto di Steinar Engeland su Unsplash)




